LA CITTA’ SACRA DI HAMPI BY TRACKS

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La città sacra di Hampi

Fino ad ora gli scenari attorno a me sembrano essere sempre nuovi e completamente diversi l’uno dall’altro. Siamo passati da Bollywood, ai paesini coloniali, al mare e Hampi si è rivelata essere un’altra sorpresa. Le immagini nella mia mente scorrono più veloci delle parole, al punto che mi viene quasi difficile descriverlo tutto insieme, questo luogo.

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Una città addormentata, che risale al 1500 i cui edifici in parte inalterati dal tempo mi riportano al sapore antico della mia bella Roma. A prima vista, avrei detto che si trattasse di costruzioni di migliaia di anni fa, quando ho scoperto che invece appartengono già alla storia moderna. Probabilmente, ciò che li rende così carichi di fascino e mistero, è l’atmosfera sacra che ancora oggi li avvolge. Hampi deve essere stata la sede di un regno meraviglioso in cui la devozione per le divinità indù, ha portato la costruzione di decine di templi uno più bello dell’altro, alcuni ancora in uso.

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L’arrivo all’alba ci ha consentito di assistere ad una scena del tutto naturale e abitudinaria, che in questo contesto così suggestivo sembra quasi assumere i connotati di un rituale: la toletta mattutina! Decine di bambine e bambini, uomini e donne, sulle sponde del fiume si preparano per la giornata, con spazzolini da denti, netta lingua, rasoi e saponi. Sembrano quadri di Caravaggio dai colori profondi, totalmente ignari di come i loro gesti consueti potessero essere, invece, uno spettacolo per i miei occhi.

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Dopo una buona colazione ci siamo arrampicati su colline di pietra, sulle quali oltre alla miriade di tempietti in stile greco sembrano come adagiati enormi sassi monolitici, saldi da secoli, anche se sembrano sempre in procinto di rotolare di sotto. Un po’ Giordania, un po’ Grecia, tanto che mi chiedo ad opera di chi simili architetture siano state portate a tanti chilometri di distanza. Un paesaggio energico enigmatico ed estremamente terreno nel qualche mi riconosco.

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Le litigate con i tuc tuc e la confusione del piccolo Bazar, sono parte integrante del paesaggio, cosi come un infinito numero di scimmie dispettose, che agiscono indisturbate. Al vertice del regno animale però, il pachiderma, stabile e fiero domina su tutti, forse anche sugli uomini.. Trovarsi a pochi passi dal suo testone è stato emozionante, anche se, ormai è venerato più per il suo valore economico che per quello sacro.

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Dopo aver fatto i classici giri turistici di routine, abbiamo deciso di goderci il tramonto dal tempio di Hanuman. Per raggiungerlo è necessario attraversare il fiume con barchette rotonde, percorrere qualche chilometro e 600 gradini in altezza, ma ne vale veramente la pena. Al di là della vista meravigliosa della città dall’alto, è l’atmosfera che paga. Se in città è l’antichità ad avere la meglio, quassù potremmo essere in un monastero tibetano. Silenzio e odore di incenso avvolgono una costruzione bianca molto semplice lontana dagli sfarzi cittadini. Essenziale ma potente così lo descriverei.

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Il parallelismo con il Ladakh è immediato, cosa di cui siamo estremamente felici, perché se c’è un viaggio che ci è rimasto nell’anima è stato proprio quello in Himalaya. Con questo sapore in bocca riscendiamo per attraversare le piccole risaie che costeggiano la strada e i villaggi e rientriamo soddisfatti a goderci un po’ di riposo.

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